E’ difficile ma piacevole al tempo stesso quando esco a cenare in un ristorante nuovo per poi recensirlo perché i pareri altrui, per me, contano ben poco, in quanto, se non sei del mestiere, non puoi capire i sapori, gli accostamenti, gli errori, le bellezze che ne possono uscire e tutto il contesto che ne influisce il “punteggio” finale. E si sa che dove c’è il positivo esiste anche il negativo ma, a parer mio, non deve mai essere preso come una critica ma come una spinta per aiutare a completarti nel continuare a fare bene il tuo lavoro.

Questo recente ristorante della mia zona, nato e gestito completamente da ragazzi giovani, penso sia stata una rivelazione per tutti perché, e qui lancio una freccia a favore della generazione di oggi , hanno saputo fare, in generale, un egregio lavoro.

Ma partiamo dall’ingresso: entri in un piccolo ma essenziale giardino ben curato, con delle luci soffuse a pavimento e una stradina in pietra che ti accompagna all’ingresso. Nell’area verde troviamo la zona lounge bar, stile vintage, per nulla moderna, e credo che questo “nulla” farebbe pensare agli impiattamenti simil gourmet che trovreresti di li a poco durante la cena. Ti fanno accomodare, anche se come primo impatto non sono di troppe attenzioni, anzi! Li ho trovati alquanto sfuggenti, non ho un temine che mi farebbe definire un’accoglienza da via di mezzo. La sala, a pelle, è fredda, con dei lunghi neon gialli appesi chi ti fanno luce e delle poltroncine trapuntate in formato sedia color mattone. I muri con mattoncini a vista, tovagliato semplice in cotone doppio color begie chiaro, posateria affusolata, non scontata, sui piatti non mi soffermo, a me piacciono, facendo food art ne ho parecchi, amo la non semplicità. Nel complesso, la struttura, non mi fa impazzire, non trovo nulla che si incastri con un’altra cosa…ma il ristorante non è mio, la mente di chi lo crea è la sua anima.

Eccoci alla parte forse più interessante di tutte: il menù. A causa del covid-19, la ristorazione, ha dovuto adattarsi a diversi regolamenti ( rispettati o meno non sono io che ne parlerò in una recensione) ma un menù visualizzabile con il qrcode, secondo me, è stata la scelta migliore anche se posso capire che non tutti possano avere le capacità e il cellulare per un applicazione come questa ( sicuramente, a richiesta, un menù tradizionale è di prassi). Si apre il menù, la carta dei vini e dei cocktail, tutto sul mio cellulare. La mia ricerca va subito sul menù che trovo subito molto spoglio e “abbondante” di alcolici….essendo astemia è una nota a sfavore che noto subito. Le portate: tre antipasti, tre primi, quattro secondi, tre dolci. No, non ci siamo. Per un menù che cambia ogni mese ( così mi è stato detto al telefono) ci dovrebbe essere più scelta e comunque, da prassi, le disponibilità per portata dovrebbero essere almeno quattro.

Sono chef, non sono una gran mangiona a differenza di ciò che si possa pensare di tutti noi ma se devo fare questo lavoro amo assaggiare tutto per poter dare un mio giudizio completo…osservo, non faccio troppe domande, spesso sono stata talmente severa da non scrivere nemmeno il locale. Si inizia sempre con i liquidi, il bere. Ordiamo, io e il mio compagno, una coca cola, una birra piccola e un’acqua frizzante. La coca cola mi viene servita in bottiglietta di vetro con bicchiere vetro, l’acqua è fresca prodotta con il gasatore, la birra servita in bottiglietta di vetro ma, ahimè, con bicchiere da vino. Non diciamo nulla, loro nemmeno si rendono conto di ciò ce è successo ma la cosa che mi ha lasciata un pò perplessa è stata che il bicchiere era ancora bagnato e al suo interno c’era dell’acqua. Attenzione…un ispettore le nota queste cose!

Ordino:

-ANTIPASTO: Tartare di tonno, avocado, amaranto,campari (che che ho fatto togliere), erba cipollina

Credo che l’avocado, reso più denso, servito in quenelle, avrebbe fatto la sua sporca figura ma vi posso assicurare che era molto buono.

PRIMO: Tagliolini alla curcuma, crema di seppie, peperoncino, alghe

Ottimi…sapore, accostamento, impiattamento…tutto perfetto!

SECONDO: Dentice cotto in foglia di banano, brodetto ai crostacei e cocco, riso rosso, platano

Ovviamente da provare. Sapore molto esotico. Io avevo già mangiato in Africa patate e cocco…il riso lo facevano ogni giorno. Il pesce era una prassi…Ottimo!

DOLCI: Cioccolato in vacanza ( cacao, cioccolato bianco, galanga, frutti esotici)

Questo era l’unico dei tre dolci che ho potuto prendere essendo privo di alcool ma devo dire che qui non ci siamo. Nessun sapore c’entrava con l’altro, il cacao spolverizzato sopra a una sorta di granita al cioccolato, spaccava la dolcezza della frutta e la delicatezza del cioccolato bianco. In più, a parer mio, non era un dolce, ma un contentino tra una portata e l’altra o della semplice frutta. Bello l’impiattamento, costoso per essere definito dolce.

Tra qualche piccolo intoppo normale in una serata ristorativa che comprendo, capisco e accetto perché so cosa vuol dire essendo del mestiere, in totale, tra location, cucina e servizio potrei dare un 7 tirato. Ci sono molte cose da migliorare, da capire che solo con il tempo e l’esperienza verranno. In questo mondo non si finisce mai di imparare, nessuno è perfetto ma la passione e la voglia di farcela c’è, si vede.

Io sono Chef, è vero, ma dietro di me si nasconde ben altro. C’è chi non si fa vedere in viso come Visentin, chi recensisce solo stellati, io no, anzi, mi metto anche a disposizione per consulenze, formazione, coaching e start up….non ci si nasconde mai!

Grazie per la serata, alla fine ho festeggiato una bella cena di compleanno.

Lady Chef Sonia Delmastro