2020…siamo a giugno, passato il tempo eh? Sembra ieri che si festeggiava il capodanno consapevoli dell’entrata di un nuovo anno bisestile! Ma cosa sarà mai? E’ una vita che passiamo anni bisesti, funesti eppure siamo ancora qua. Chi lo avrebbe mai detto che questo anno, dai numeri così ripetitivi, sarebbe stato così crudele?

Voglio tornare per un attimo bambina, spesso mi piace farlo solo per i bei ricordi che la mente mi riporta ai miei nonni che, qui o nel cielo, si prendono cura di me, quei ricordi dei miei giovani genitori di allora e di adesso, sopratutto di mamma. Mi immagino a sei anni da compiere tra un mese, il che comunque è la verità, minuta come lo sono sempre stata, timida, non molto socievole anche se poi, effettivamente, in gruppo, ci stavo. Credo fosse stata solo una questione di “rompere il ghiaccio”.

Ma arriviamo al primo giorno di prima elementare, lo ricordo come se fosse oggi. E’ stato circa due mesi dopo il mio compleanno e un mese dopo la nascita di mio fratello minore. Non ne ero entusiasta, questo lo ricordo bene, forse, in questo caso, più per gelosia che per la scuola in se. Ma mettiamo che sia oggi, nel 2020 appunto, questo settembre in cui le scuole subiranno un cambiamento radicale, su questo non c’è dubbio. Per ogni bambino è un giorno importante ma la mamma, fulcro essenziale nella vita di ogni bambino, non c’è, non può accompagnare suo figlio per svariati motivi importanti. Quindi cosa può fare? Adeguarsi…ed entra da solo in una nuova realtà, catapultato in una classe di sconosciuti di cui non vede solo che i loro occhi! Fossi stata io, sicuramente avrei pianto per essermi sentita lasciata sola, con una mascherina addosso, una cartella, in un luogo che non conoscevo, con persone a me estranee e, si, mi sarei sentita fuori luogo, il classico pesciolino rosso dentro una palla di vetro che sbatte ogni volta che si muove. Senza spazio, senza sapere cosa dire o cosa fare.

Torniamo al bambino del 2020…è entrato in classe, si siede nel primo posto che lo rende sicuro (perchè è quello che fanno i bambini quando non hanno la minima idea di come comportarsi), ha paura, è agitato, respira forte, affannosamente e la mascherina non gli è di aiuto. Avrebbe bisogno di un sorriso di rassicurazione ( a un bambino basta poco) ma nessuno gli può sorridere, avrebbe bisogno di una carezza sulla manina ma nessuno gliela può dare, avrebbe bisogno di un abbraccio ma nessuno lo può fare. Perchè? Eh, dicono che si chiami “distanziamento sociale”…Lui è li, solo, anche in ricreazione, nessun gioco con i suoi nuovi amici. Gli manca la mamma. Piagnucola. Le lacrime gli bagnano la mascherina, la maestra gli dice che non può piangere, che non può toccarsi il viso perchè è pericoloso, che deve disinfettarsi. Già, disinfettarsi con quelle soluzioni idroalcoliche, dove sul retro troviamo un bel simbolo “tossico” ma chi se frega, noi lo usiamo più e più volte al giorno pensando che sia meglio di un paio di guanti. Staremo a vedere tra un pò…credo che i dermatologi si faranno le palle d’oro!

Se questo è un bambino oggi, se questa dovevo essere io oggi, se questo è uno dei momenti più importanti della sua vita, se questo sarebbe dovuto essere uno dei momenti più importanti della mia vita ( calcolando che un bambino assorbe TUTTO, condizionandogli la vita, fino ai sette anni), beh, avremo una nuova generazione di bambini con un cassetto del loro cervello pieno di paura, pieno di insicurezza, pieno di fragilità a cui poi dovranno dare delle risposte da adulti perchè cresceranno, a loro discolpa, con delle crepe caratteriali non indifferenti che vorranno modificare se non addirittura cambiare. E se questa deve essere la sua vita a scuola per 5/6 ore al giorno, se questa sarebbe stata la mia vita a scuola dove ci passavo tutto il giorno, io ci rifletterei un attimo perchè, purtroppo non sono una mamma ma sono stata bambina che non ha dovuto portare la mascherina o entrare a scuola da sola ma ha dovuto assorbire altre cose e, quindi, non voglio immaginare un bambino del 2020 chi sarà alla mia età, 33 anni dopo. Io credo che se fossi stata Sonia, a sei anni, nel 2020, i miei genitori avrebbero sicuramente combattuto per me perchè un bambino non è una bambola, non è ken e nemmeno barbie ma una creatura innocente che paga, più di tutti noi coglioni, gli errori che di generazione in generazione, si stanno facendo!

Abbiate cura dei vostri figli, basta poco! La nostra “patria” non è una di quelle che ci mette la faccia e le chiappe per aiutare la famiglia! Solo il popolo, cioè noi, lo possiamo fare. Il resto sono solo parole al vento. Chi ne usufruisce non ne avrebbe bisogno o sono i paraculati, come sempre! E poi dicono perchè i giovani se vanno all’estero o non fanno figli! Chi ne avrebbe il coraggio in un mondo infetto come questo?

Fiera di essere nata nel 1981, fiera di essere stata cresciuta dai nonni che mi hanno regalato i loro valori che porto con me ogni giorno, fiera di essere chi sono, tanto amata quanto odiata ma almeno sono me stessa, Sonia.